Ultima modifica: 8 febbraio 2018

STOP BULLYNG NOW!

7 febbraio 2017 – Prima Giornata nazionale contro il bullismo a scuola

L’IC2 di Pontecorvo dice ‘no’ al bullismo e al cyberbullismo con molteplici laboratori didattici e pubblicazione dei vari lavori a mezzo di padlet specifici. 

Di seguito facendo click sul link è possibile accedere al PADLET  SUL BULLISMO E CYBERBULLISMO: STOP BULLYNG NOW 

 


Si segnala un importante sito tematico relativo alla scottante problematica  che colpisce moltissimi giovani studenti: www.intreccio.eu contenente utili materiali e consigli per combattere tale fenomeno in costante crescita.

Aumentano le denunce dei casi di bullismo e cyberbullismo e cambiano i profili delle vittime e dei bulli. E’ questo il report stilato da Telefono Azzurro, che in nove mesi di attività della help line 1.96.96, ha ricevuto quasi una richiesta di aiuto al giorno da parte di adolescenti.

“Per quanto riguarda l’età delle vittime di bullismo o cyberbullismo – affermano dal Centro Studi di Telefono Azzurro– è possibile rilevare come più di 1 su 2 delle vittime di bullismo o cyberbullismo per cui è stato contattato Telefono Azzurro è preadolescente (56,3%) e frequenta la scuola media superiore di primo grado. In 1 più di caso su 5 le vittime sono invece studenti delle scuole secondarie di secondo grado (21,3%), stesso trend delle vittime che frequentano le scuole primarie (22,3% dei casi)”.

Dai dati emerge che i cyberbulli sono in prevalenza maschi 3/4 del totale, ma sono le ragazze ad essere maggiormente perseguitate.

Due sono i tipi di cyberbullismo:

  • e-bullying diretto che consiste nell’uso di Internet per inviare messaggi minacciosi alla vittima;
  • e-bullying indiretto che consiste nel diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima.

Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?

Secondo uno studio condotto da Telefono Azzurro, i bulli possono presentare un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta. L’incapacità di rispettare le regole può portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia.

Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici, ad esempio mal di pancia o mal di testa, oppure segnali psicologici, quali incubi o attacchi d’ansia. Alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, difficoltà relazionali, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui ansia o depressione.

Gli osservatori, infine, vivono in un contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumenta l’insicurezza, la paura e l’ansia sociale. Il continuo assistere ad episodi di “violenza” può rafforzare una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.

Cosa fare?

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha emesso una direttiva specifica per contrastare il cyberbullismo, dimostrazione di come il web e i mezzi di comunicazione a distanza, siano considerati strumenti essenziali dai giovanissimi nella vita di tutti giorni, essenziali anche per porre in essere violenze fisiche o psicologiche!

Anzitutto, la Direttiva dispone che sia trattato con estrema severità l’uso dei telefonini da parte di studenti e la redazione di un regolamento interno alla scuola per disciplinare l’utilizzo delle risorse informatiche con l’obbligo di disciplinare, da parte della scuola, il ricorso alla strumentazione, assumendosi così l’obbligo di vigilanza sull’idoneità dell’utilizzo.
Ad esempio, i pc messi a disposizione dei minori non dovrebbero essere liberamente accessibili per connettersi, ma la connessione dovrebbe comunque essere subordinata all’utilizzo di credenziali di autenticazione.

Di fondamentale importanza il rapporto con le famiglie che spesso non comprendono la gravità del problema è che deroga o alla scuola. Spesso  i genitori non monitorano la navigazione dei figli ed i loro messaggi oppure… si fidano troppo.

Contro l’aumento del fenomeno del bullismo, (in effetti il cyberbullismo è sempre una forma tecnologica di bullismo tout-court) anche fra i giovanissimi, è indispensabile la presenza dello psicologo a scuola.

È quanto affermato dall’ordine degli psicologi della Sardegna dopo l’ultimo fatto eclatante registrato a Nuoro, dove una ragazzina di 12 anni è caduta nella rete di decine di bulli che l’hanno perseguitata per quasi un anno, “Porti iella”, le dicevano incontrandola.
“L’aumento di preoccupanti episodi di comportamenti persecutori condivisi ed estesi, come dimostra la recente
vicenda di Nuoro, richiede – spiega la presidente dell’Ordine Angela Quaquero – un’azione coordinata e di tipo nuovo, anche rispetto agli interventi, certo importanti, fin qui avviati”.
“Riteniamo – ed è questa la proposta – che sia indispensabile cominciare a pensare allo psicologo nella scuola come ad una figura professionale stabile e necessaria nella quotidianità, anche nella scuola primaria. In Sardegna si stanno facendo grandi passi, ma occorre che lo Stato faccia la sua parte e dia stabilità a questo percorso”. Due elementi di novità: secondo l’Ordine si sta abbassando l’età delle vittime e dei bulli. E l’attacco, spesso, usa gli strumenti del web, in primo luogo i social.
“Ci auguriamo che possa essere avviato rapidamente un percorso a livello nazionale – auspica Angela Quaquero – che rinforzi le azioni già in atto in Sardegna con l’assessorato regionale della Pubblica Istruzione, che preveda la presenza dello psicologo a scuola per promuovere il benessere e contrastare il bullismo.


Il fenomeno del bullismo, con tutta evidenza, è di grande attualità:  da una indagine conoscitiva sul fenomeno, comissionata dalla Regione Lazio, risulta che quasi la metà dei ragazzi delle scuole elementari e delle scuole medie è vittima di questo fenomeno.

Attraverso percorsi formativi e informativi, la Regione si impegna a sostenere finanziariamente la riscoperta dei valori della socialità e della famiglia. Inoltre, si vuole fare in modo che la scuola renda edotti i ragazzi della necessità di comprendere a cosa si va incontro e che i genitori siano più consapevoli del loro ruolo.

Con questa legge  la Regione Lazio contribuirà alla realizzazione di campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte agli studenti e alle loro famiglie sul fenomeno del bullismo e sulle sue conseguenze, all’organizzazione di corsi di formazione del personale scolastico e all’attivazione di programmi di sostegno ai minori vittime di atti di bullismo. Beneficiari del provvedimento, per il quale è previsto uno stanziamento di 750.000 Euro,  saranno i Comuni, le istituzioni scolastiche, le Asl e le associazioni operanti nel campo del disagio sociale.

Il testo prevede l’istituzione di un fondo con uno stanziamento di 750 mila euro per il triennio 2016/2018, di cui 150 mila euro per quest’anno. Sarà istituita una Consulta regionale sul bullismo.

Nel dettaglio, la proposta di legge prevede finanziamenti per progetti volti a diffondere la cultura della legalità, il rispetto della diversità e l’educazione all’uso consapevole della ‘Rete’; corsi di formazione per il personale scolastico; programmi di sostegno per le vittime del bullismo. Potranno beneficiare dei contributi Comuni, istituzioni scolastiche, aziende del servizio sanitario nazionale e associazioni. 

«Per il Lazio il bullismo è un nemico da non sottovalutare, come invece troppo spesso accade, ma da affrontare in ogni sua manifestazione. L’approvazione di questa legge testimonia la volontà della Regione di prendere di petto questo odioso fenomeno, partendo dalla prevenzione prima ancora che dal contrasto, e di essere protagonista e all’avanguardia su questo tema anticipando la normativa nazionale tuttora in discussione» ha commentato il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori.

Il testo costituisce la prima legge regionale in materia:  rappresenterà sicuramente un valido esempio da seguire.